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RORY ROLLINS

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DARK LUNACY
Devoid

(2 recensioni dei clienti)

12.90

CD NEW AND SEALED

The band formed in early 1997, when singer Mike and guitarist Enomys first met. Their first self-produced EP, entitled “Silent Storm” (1998) achieved a remarkable approval. The line-up was completed by Baijkal (drums) and Harpad (bass) and in the spring of 1999, the band released a demotape called “Serenity”, consisting of 4 tracks in which the support of a real string quartet marked the future sound of Dark Lunacy. In 2000, the band signed for Fuel Records, which released the band first official album called Devoid, in November 2000. The band had an impressive critical acclaim and, thanks to the singles “Dolls” and “Forlorn”, Dark Lunacy entered the playlists of many radios and venues which aired metal music. On March 2001, the band started its first Italian tour which ended on May 12 at Rolling Stone in Milan.

Descrizione

Dark Lunacy is an Italian melodic death metal band with symphonic metal influences.

Tracklist:

  1. Dolls
  2. Stalingrad
  3. Forlorn
  4. Frozen Memory
  5. Cold Embrace
  6. December
  7. Devoid
  8. Varen’ka
  9. Time for Decay
  10. Fall
  11. Take My Cry

Label: FUEL RECORDS

Format: CD Jewel Box

Band website: www.darklunacy.com

Band Facebook: https://www.facebook.com/OfficialDarkLunacy/

 

 

2 recensioni per DARK LUNACY
Devoid

  1. From Metalitalia: Correva l’anno 2000. Altra Italia, altro scenario musicale, altra epoca. Irrompeva sul mercato “Devoid”, primo album dei parmensi Dark Lunacy. Erano anni, quelli, di death melodico a gettito continuo in Europa e nel nostro paese, di conseguenza l’esordio della band sarebbe potuto finire confuso tra le decine di epigoni dei Dark Tranquillity che spuntavano come funghi in quel periodo. Il disco ebbe in generale recensioni positive, se non entusiastiche, ma da qui a far presagire che, quindici anni più tardi, saremmo qui a parlarne come uno dei “classici” del metal estremo italiano, sarebbe stato ben arduo da pronosticare al momento della sua uscita. Ma si sa, il miglior giudice per stabilire il valore di un’opera discografica è il tempo, l’impressione che è in grado di rilasciare ad anni di distanza quando la si riascolta. Così, mentre il rinnovato quartetto guidato da Mike, passato da un doloroso split, con l’addio definitivo di uno dei due membri fondatori e principali compositori, Enomys, sta vivendo uno dei suoi periodi di auge sull’onda dell’ottimo “The Day Of Victory”, andiamo a riprenderci “Devoid”, a sentire cosa è in grado di suscitare nel nostro animo. L’attacco è di quelli che segnano indelebilmente la memoria: “Dolls” è infatti uno di quei pezzi entrati nell’elite del miglior metal italiano, una vera hit underground, aperta da un giro di violini diventato negli anni goduriosamente familiare, presagio di tutte le delizie a venire nei minuti successivi. L’opener è diventata in brevissimo tempo il brano simbolo della formazione, sia per la memorizzabilità, sia perché condensa i marchi di fabbrica a cui il gruppo è rimasto sempre fedele, pur con alcune variazioni tra un album e l’altro. Ferocia death metal, struggenti inserti di archi, la malinconia diffusa di lunghi inverni bui e freddi, punteggiature pianistiche e atmosfere care al gothic/doom inglese si mescolano in uno stile dalle molte influenze, ma dall’identità già perfettamente formata. Sono composizioni sensibili e toccanti quelle dei Dark Lunacy, articolate, avvincenti nel loro insieme come nelle singole sezioni. Gli arrangiamenti sinfonici non sono mai uguali da una traccia all’altra, dialogano e interagiscono visceralmente con la strumentazione prettamente metal, creando un tutt’uno inscindibile. Con “Forlorn” ecco arrivare un altro tassello portante della proposta a firma Dark Lunacy: la tangibile fascinazione per la cultura russa, sia essa musica, storia, letteratura. I cori qui inseriti e certe melodie richiamanti il folclore di quelle terre bene si integrano all’intransigente death metal della formazione che, è bene sottolinearlo, non si è mai tirata indietro quando c’è stato da picchiar duro, sia in principio che nel proseguo della carriera. Procedendo nella tracklist, ci si può rendere conto di quanto “Devoid” fosse stato curato nei minimi dettagli sostanziali e formali, e non presentasse sbavature di alcun tipo, né nella produzione, né nell’assemblaggio della musica, né per quanto riguarda la veste grafica. Fa specie anche pensare alla maturità dimostrata da questi ragazzi nel coordinare tutte le persone coinvolte nel disco: tra coristi, quartetto d’archi, seconda voce, sono in molti a comparire qua dentro, e non soltanto per un breve cameo, ma per parti di durata considerevole e importanti nell’economia dell’album. Nella complessità dell’architettura complessiva, non si perde mai la doverosa forza propulsiva del death svedese: il riffing è massiccio, le ritmiche si destreggiano agevolmente fra partiture groove spaccaossa e le tipiche accelerazioni in doppia cassa del melodic death. Un po’ tutte le canzoni meriterebbero di essere descritte nei dettagli: c’è sempre un aspetto da sottolineare, un piccolo orpello riproposto magari soltanto per pochi secondi e non più ripreso altrove che finisce per restare in mente ed essere apprezzato. A livello strettamente personale, detto della celeberrima apertura di “Dolls”, le preferenze ricadono su “Fall” e “Varen’ka”. Nel primo caso, viene messo in luce il lato più melodico di Enomys e compagni, con un riffing più aperto a danzare in un sanguinoso valzer assieme al quartetto d’archi, mentre voci femminili, clean vocals maschili e il solito roboante growl di Mike si alternano e sovrappongono nel connotare di colori forti e cupi il pezzo. Per “Varen’ka” il discorso è opposto: i Dark Lunacy sfoderano gli artigli e compiono una mattanza di proporzioni bibliche. Le velocità salgono, toccando punte parossistiche, la batteria di Luigi Berti scatena un pandemonio di blast-beat sfrenati e si conclude la corsa in un sovraccarico di chitarre serratissime, sviolinate supreme, eteree voci femminili. Una gran mazzata, senza rinunciare a un persistente retrogusto poetico. I successivi capitoli discografici confermeranno la bontà del progetto, consolidando soprattutto in Russia e Sudamerica, mercati di riferimento del gruppo, il potere immaginifico di questa personale forma di death metal. Dopo tanti anni senza riuscire ad essere profeti in patria, ora le cose sembra si stiano muovendo anche su questo fronte, e per la prima volta da molto tempo i Nostri si sono impegnati in un approfondito tour lungo lo Stivale. Insomma, un ripasso di “Devoid” è quanto mai doveroso…

  2. From Metalreviews: Dark Lunacy are a band from Parma that plays quite a strange genre. The result of different conceptions, all of them oriented towards gothic/romantic atmosphere added to a very aggressive voice (almost death vocal), is actually good.

    The violin leads the music just in front of the guitars and like their covert art, Dark Lunacy combines symphonic elements and gothic elements always constructed with tight rhythms and sudden melodic riffings to give a well-defined identity to each song and being at the same time a perfect balance between anger and poetry.

    One of the main characteristic of Dark Lunacy is to use the musical support of a string-quartet formed by excellent musicians. I still think the vocals could have been more clear (in Peavy’s style from Rage), but of course this is just my taste.

    A good record. 11 tracks that definitely represents what Dark Lunacy are all about : a desperate cry that dies in the arms of hope. If you like romantic atmosphere with death vocals, this one is for you. I am waiting for the next one as soon as possible.

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