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RORY ROLLINS

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GRIEVERS
Reflecting Evil

(1 recensione del cliente)

5.00

CD NEW AND SEALED

Nei quaranta minuti di riflessi diabolici c’è dunque spazio “solo” per un ottimo guitar work – davvero encomiabile il lavoro delle due asce di Roberto Palmiero e Matteo Giugno, sia nelle ritmiche assasine che negli hook melodici e negli assoli classicheggianti – nonchè, nella migliore tradizione del genere, per uno screaming acido ed una granitica sezione ritmica. Il risultato è un platter formalmente inattaccabile – eccezion fatta per una personalità ancora da limare, limite tutt’altro che invalicabile considerata la giovane età del gruppo – con un paio di episodi sopra le righe (“Concept Of Wisdom”, in pratica la versione 2010 di “Behind Space” e “Living Paradox”) ed una manciata di brani in grado di soddisfare i palati di chiunque, musicalmente parlando, sia cresciuto in riva ai mari del Nord. Se, seguendo l’esempio dei label mates Lunarsea, sapranno portare a termine la loro maturazione con il secondo album, prepariamoci a veder stazionare stabilmente il nome dei Grievers nelle zone alte delle melodic death metal charts degli anni a venire.

Descrizione

Death Metal from Milan, Italy

Tracklist:

  1. Universe
  2. An Untruthful Shape
  3. Concept Of Wisdom
  4. Born Again
  5. Reflecting Evil
  6. Something Beyond
  7. Living Paradox
  8. One God In The Space

Label: Punishment 18

Fornat: Cd Jewel Box

Band Website: Unknown

Band Facebook: https://www.facebook.com/grieversofficial/

1 recensione per GRIEVERS
Reflecting Evil

  1. From Shapelesszine: I milanesi Grievers si affacciano sul mercato grazie all’aiuto della florida etichetta Punishment 18 cercando di proporsi come un’alternativa valida nel mercato sovraffollato del death metal melodico di stampo svedese. Di per sé questa premessa sarebbe già sconfortante per chi, come il sottoscritto, ormai si è trovato ad ascoltare decine e decine di album dove questo obbiettivo non solo non viene centrato, ma viene proprio mancato di parecchi metri. Fortunatamente i Grievers (formati da Roberto Palmiero e Matteo Giugno alle chitarre; Luca Croci al basso; l’ex-Ancient Dome Salvatore “Syra” Siragusano alla batteria e l’ex-Symmetric Disorder Michele Spallieri) non cercano di strafare e, pur mantenendo un taglio moderno che sfiora il metalcore in determinati passaggi, puntano più ad un ritorno alle origini del genere, risportandoci alla mente vere pietre miliari come “The Jester Race” degli In Flames. Ancora una volta si potrebbe obbiettare che non si tratta esattamente della formula più originale del mondo, visto che qualcuno, appunto, ha già scritto la storia circa quindici anni fa; ma quello che fa la differenza rispetto alla miriade di album mediocri che affollano il mercato è l’innegabile qualità della musica, la fluidità della scrittura e la solidità della performance dei musicisti. Insomma, se si sceglie di competere in un campo dove la concorrenza è ampia, allora bisogna farlo meglio degli altri, no?
    Così i Grievers spingono sull’acceleratore e ci regalano otto composizioni efficacissime, solo 37 minuti di musica, nessun riempitivo e un compendio del genere perfettamente costruito: aggressività, potenza, cattiveria, ma anche melodia, ottimi assoli e un approccio mai eccessivamente estremo. Va da sé che, di fronte ad un lavoro di questo tipo, il tutto va un po’ a discapito della personalità, ma quella verrà con il tempo, anche perchè la band ha già un’ottima preparazione che potrà solo portare a miglioramenti con il passare del tempo. Tutti musicisti infatti sono assolutamente efficaci nella loro performance, dalla sezione ritmica possente fino all’ottimo lavoro delle chitarre sia in fase ritmica che solista, senza tralasciare il lavoro del cantante Michele Spallieri.
    A questo punto davvero non c’è bisogno di addentrarsi eccessivamente nel dettaglio delle singole canzoni: come dicevo la qualità delle varie tracce resta piuttosto elevata e la brevità dell’intero album giova all’equilibrio generale, facendo sì che la band non finisca con l’inciampare nella trappola della prolissità. Oltre a questo, poi, è facilmente intuibile come un lavoro di questo tipo si indirizzi davvero ad un pubblico che già conosce il genere, lo apprezza e sa cosa aspettarsi. D’altra parte non c’è niente di male in questo, anzi, sono proprio band come i Grievers che mantengono viva la scena.
    Quindi non mi resta che consigliare a tutti voi amanti del death metal melodico di scuola svedese questa nuova creatura che sicuramente crescerà e maturerà nel sottobosco dell’underground fino a, speriamo, compiere il definitivo salto di qualità. Di certo con camposizioni come “Reflecting Evil”, “Living Paradox” e “Universe” non rimarrete delusi e potrete ancora una volta danneggiare la vostra colonna vertebrale con del buon vecchio headbanging.

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