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RORY ROLLINS

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HOTEL DIABLO
The return to Psycho California

(2 recensioni dei clienti)

9.99

CD NEW AND SEALED

Los Angeles super band, formed by singer Rick Stitch (Adler’s Appetite), guitarist Alex Grossi (Quiet Riot) and the mighty rhythm section formed by bassist Mike Duda and drummer Mike Dupke (WASP both), and produced by Gilby Clarke (Guns N ‘Roses, Rockstar
Supernova)

 

Descrizione

Superband from USA

1 Taken
2 All These Years
3 What You Do To Me
4 Psycho, California
5 Bury You
6 Set It Off
7 Wicked Lines
8 Wonderwall
Written-By – Noel Gallagher
9 Trigger
10 What You Do To Me (Alternative Version)
11 Bury You (Alternative Version)

Label: Scarlet Records

Format: CD Digipak

Band website: Unknown

Band Facebook: https://www.facebook.com/hoteldiablo/

2 recensioni per HOTEL DIABLO
The return to Psycho California

  1. From Metal.it: C’era grande attesa attorno al debut album degli Hotel Diablo, a tutti gli effetti super band losangelina, formata dal cantante Rick Stitch (Adler’s Appetite), il chitarrista Alex Grossi (Quiet Riot) e la possente sezione ritmica formata dal bassista Mike Duda e dal batterista Mike Dupke (W.A.S.P. entrambi), e prodotto da Gilby Clarke (Guns N’ Roses, Rockstar
    Supernova). Dopo averlo ascoltato, le recensioni possibili sono due. Se non sapessi dei trascorsi dei musicisti, direi che The Return to Psycho, California scorre via piacevolmente, non è molto originale ma è accattivante. Sapendo, invece, con chi abbiamo a che fare il giudizio non può che cambiare. L’ascolto resta piacevole ma semplicemente perchè la musica è commerciale ed estremamente derivativa, orecchiabile ma moscia e scontata. Mancano iniezioni di energia, assenti gli assoli
    di chitarra. Entriamo nel dettaglio. Rick Stitch nei toni bassi è identico a Bon Jovi, in quelli alti a Chad Kroeger dei Nickelback. L’apripista Taken unisce una struttura alla Alice in Chains con le chitarre di Led Zeppelin e Guns and Roses. All These Years chiama di nuovo in causa i Guns insieme a Bon Jovi. What You Do To Me e Wicked Lines sono due classiche ballad americane ai limiti con il pop rock; i punti di riferimento potrebbero essere Winger o Cinderella, comunque sono talmente scontate, anche nei testi, che è quasi divertente provare ad indovinare la parola o la nota successiva riuscendoci. La titletrack è anche il pezzo meno convincente e mi ricorda vagamente gli Hardcore Superstar ma senza quella potenza e cattiveria. Bury You è 100% Nickelback. L’intro di Set It Off ricorda i Guns di Welcome to the Jungle e tutta la parte chitarristica li richiama. Wonderwall è un’onestissima cover degli Oasis. Trigger è un altro pezzo estremamente scontato, che di nuovo richiama la band di Axel Rose. Chiudono due versioni alternative di Bury You e What You Do To Me, che in realtà non sono granchè diverse dalle originali. Dalla sezione ritmica degli W.A.S.P. e dal chitarrista dei Quiet Riot sarebbe stato lecito attendersi di più. Di sicuro i brani sono tutti estremamente commerciali e radiofonici, quindi, se era ai soldi che pensavano in fase di composizione, soldi potrebbero arrivare. Non brutto ma davvero niente di che.

  2. From Realrocknroll: “The Return to Psycho, California” is Hotel Diablo’s first full-length release and the band flexes some serious rock’n’roll muscle here, bringing on a barrage of tough-as-nails hard rock, flaunting a raw grunge-vibe and revealing some mellower melodic influences. This is definitely a band that lays it all on the line: heart, guts, soul, and talent.

    Hotel Diablo assembled its team of rock’n’roll Avengers in 2011: Rick Stitch on vocals (formerly with Adler’s Appetite), Alex Grossi on guitar (also Adler’s Appetite, as well as Quiet Riot and Bang Tango), with Mike Duda on bass and Mike Dupke on drums (both from W.A.S.P.). I won’t break down who is Iron Man, The Cap, Thor, or the Hulk, but suffice it to say that all these guys know how to play hard.

    Not surprisingly, there’s a lot of fierce power on display, with Stitch’s raspy, passionate vocals riding high on some heavy, bone-jarring riffs from Grossi and Duda, and Dupke’s powerfully pounding drums. More surprisingly perhaps is that all that force is injected with some intense emotion, thanks to the band’s often soulful lyrics.

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