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RORY ROLLINS

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NUMBER H
Whisper in your ear

(2 recensioni dei clienti)

5.00

CD NEW AND SEALED

I Number H nascono nel 2006 da un’idea del bassista Andrea Murgia e del chitarrista Alessandro Zucca che, dopo lo scioglimento della loro precedente band, i Vanishing Floor, decidono di portare avanti il loro sogno. Dopo aver provato vari musicisti richiamano il cantante Cesare Bogazzi, amico di vecchia data e membro dei Vanishing Floor, e introducono in pianta stabile il batterista Daniele Esu. I quattro iniziano a comporre canzoni proprie delle quali Alessandro scrive la maggior parte delle musiche e Cesare i testi, proponendo un suono influenzato dal rock anni ’70 (Black Sabbath, Deep Purple, Led Zeppelin…) e anni ’90. La band esordisce dal vivo il Primo marzo 2007 con 100 minuti di rock, nuove canzoni ed energia. Nel mese di maggio 2007 i Number H registrano il primo album omonimo, formato da nove canzoni, e iniziano a cercare una produzione. Questo lavoro dà i suoi frutti nel 2009, quando il gruppo entra in contatto con la casa discografica SG Records assieme alla quale pubblica il secondo disco, Whisper in your ear.

Descrizione

Metal and Hard Rock from Sardinia Italy

Tracklist:

  1. One Day
  2. Never Too Late
  3. Broken Dreams
  4. Where I’m Going
  5. Get Away
  6. Have You Seen?
  7. Break The Chains
  8. F*** Your Mind
  9. Floating
  10. Breathe
  11. A Safer Place

Label: SG Records

Format: Cd Jewel box

Band Website: Unknown

Band Facebook: https://www.facebook.com/NumberH/

2 recensioni per NUMBER H
Whisper in your ear

  1. From Metalitalia: Davvero godibile il secondo lavoro sulla lunga distanza dei sardi Number H, band attiva dal 2006 e fautrice di un hard rock a stelle e strisce ben congegnato e confezionato. Le undici tracce di “Whisper In Your Ear” denotano tutte una tendenza spiccatamente ottantiana, con qualche incursione in territori più moderni, dovuta soprattutto all’ugola di Cesare Bogazzi che a tratti può richiamare Chris Cornell e a tratti una versione molto più melodica di John Bush. La base di partenza però è fatta di puro hard rock, a volte vicino ai Kiss, altre agli Skid Row, altre ancora ai Motley Crue, senza dimenticare il classico background bluesy, quasi imprescindibile quando si parla di uscite di questo genere. All’interno del lavoro troviamo due o tre brani non all’altezza del resto, ovvero la banalissima ballad “Break The Chains”, la successiva “F*** Your Mind”, basata sull’impatto tout court e poco più e “Breathe”, debitrice degli Skid Row ma con melodie non sempre riuscite. Melodie che invece sono un punto di forza di brani quali l’accattivante “Broken Dreams”, in odore di Kiss o della sculettante “Have You Seen?”, che racchiude in sé tutti i pregi dell’hard rock americano tardo ottantiano. Gli Audioslave vengono a galla nell’iniziale “One Day” e nella power ballad “Where I’m Going”, ma forse è la voce di Bogazzi che porta a pensare alla band di Chris Cornell. Il lavoro di chitarra di Alessandro Zucca è molto buono e si adatta perfettamente ai canoni del genere, quindi non disdegna suoni arrotondati e scale bluesy, senza per questo lesinare in potenza. Insomma, se siete amanti delle sonorità citate in questa sede, allora con “Whisper In Your Ear” troverete pane per i vostri denti. A noi non resta che sottolineare la professionalità del lavoro e della band che non ha assolutamente nulla da invidiare ad act stranieri ben più blasonati. Magari però la prossima volta scegliete un po’ meglio la cover che, al di là dei soggetti rappresentati, è veramente brutta!

  2. From Metallus: It is the second album by the Cagliari group Number H, a quartet that immediately showed a love for hard rock, but directed towards the most modern and, why not, more commercial shades. The first groups that spring to mind, in fact, from listening to this “Whisper In Your Ear” are Pearl Jam, in particular as regards certain vocal intonations, and the Red Hot Chili Peppers, as regards the guitar rhythms ( even if the work done from below has a much lower importance than that of the group already mentioned, apart from a few exceptions). These sources of inspiration, and more generally the whole grunge genre, however, are not sufficient to give a great thickness to the album, which has, it is true, some rather interesting moments, such as the rhythmic ‘Get Away’ and the melancholy ‘Break The Chains’, but which otherwise tends to repeat itself. Another element in favor is the quality of the texts, which reveal a great desire for introspection and analysis of the surrounding reality. For this reason, just think of ‘One Day’, which with the verse ‘One day could be enough to …’ opens up a world of extraordinary imagination. Too bad that even in this area there are often too many repetitions, which make the text boring in the long run. To be reviewed, with the hope that the positive elements found can be more distinguished from what is a pure and simple desire to emulate a genre that is now dead and buried.

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