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RORY ROLLINS

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SETA
Interferenze

(2 recensioni dei clienti)

4.00

CD NEW AND SEALED

Seta are an electro / rock band born from the union of various elements from different musical experiences, united by the common passion of expressing their ideas in music with the aim of striking the listener’s soul. The project born in 2009, over time has evolved into something special, which contains the energy of pure rock mixed with electronic melodies that are in constant experimentation and growth. The creation of their first album is a journey that day after day, test after test, creates new emotions to bring to music, like a journey in which each stage is a new place to see and explore, which leaves indelible situations and experiences in the mind. images to tell in all its facets. Every moment deserves to be mentioned because it contains the true essence of the band and its desire to share its path. Their will to make music wants to express what cannot be said and about which it is impossible to remain silent.

 

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Descrizione

Electro Indie from Italy

Tracklist:

  1. INTERFERENZE
  2. SID
  3. LAME DI LUCE
  4. LA FOLLIA
  5. PER UN GIORNO IN PIù
  6. ROMANZA
  7. ISTANTE
  8. INDIFFERENTE
  9. CLOCK
  10. ALIBI
  11. SYNTESI

Label: Atomic Stuff Records

Format: CD Jewel box

Band Website: 

Band Facebook: https://www.facebook.com/SetaOfficial

2 recensioni per SETA
Interferenze

  1. From Metal.it: “Sid Vicious is dead”, ovvero le rockstars non ci sono più e allora bando ai rimpianti e sguardo dritto al futuro.
    Sono questi, in breve, i condivisibili presupposti con cui i Seta affrontano il convulso e stagnante panorama musicale contemporaneo, ma se vi aspettate “rivoluzioni” sonore dal loro debutto “Interferenze”, rimarrete irrimediabilmente delusi.
    Qualora, invece, siate consumatori della forma più accessibile dell’alternative cantato in italiano, qui declinato in una discretamente intrigante ibridazione tra suggestioni malinconiche, elettronica adescante e appelli al rock tricolore più radiofonico, il suggerimento è di fornire una chance (d’ascolto, perlomeno …) a questi preparati ragazzi veneti, magari poco “eversivi” e tuttavia non privi di carisma e di capacità tecnico-compositive.
    Litfiba, Subsonica, Ligabue e Negrita possono rappresentare “precedenti” storico-artistici importanti per fornire all’astante un’idea approssimativa del prodotto in questione, un lavoro piuttosto equilibrato tra musica e liriche, entrambe mai eccessivamente banali, nonostante una certa “familiarità” complessiva.
    “Sid”, “Lame di luce”, “La follia” e la pregevole “Per un giorno in più” hanno tutti i mezzi per conquistare gli estimatori del genere e “Romanza” aumenta con gusto il coefficiente “ruffiano” dei suoni, offrendosi come la maggiormente adatta ad un airplay copioso e fortunato.
    Chi cerca la grinta sarà accontentato dalla robusta “Istante”, il retaggio new-wave di “Indifferente” e“Clock” è gradito e ciononostante non le preserva da una leggera abulia espressiva, così come non convincono del tutto né le funk-erie “spaziali” di “Alibi” e né le pulsazioni sintetico-tribali di “SyNTESI”, un “riempitivo” di cui si poteva tranquillamente fare a meno.
    Abbastanza fascinosa appare, invece, la ghost track “Suena”, una versione di “La follia” remixata da Daniele Dupuis (in arte Megahertz, polistrumentista noto per la sua militanza nella band di Morgan) che, con le sue atmosfere crepuscolari e avvolgenti, non mancherà di popolare i dancefloor più selezionati e chiccosi.
    Nell’insieme una prova godibile, dunque, per forma e sostanza, in un campo in cui, però, una concorrenza agguerrita e spietata costringe i Seta ad un ulteriore sforzo di “distinzione”, allo scopo di emergere risolutamente dal cumulo massificante dei “promettenti”.

  2. FRom Rockambula: Leggendo il comunicato stampa del primo album dei Seta, Interferenze, prodotto dall’etichetta veronese Atomic Stuff Records, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un progetto interessante, non tanto per la fusione tra Elettronica e Rock, quanto per la filosofia portante del gruppo che parte da questo concetto fondamentale: “Sid Vicious Is Dead”. Senza rimpianti verso le grandi rockstar del passato, di cui oggi è rimasta solo l’ombra, i Seta si proiettano idealmente verso un futuro musicale fatto di testi “taglienti”e melodie immediate.

    No, niente di tutto ciò.

    L’omaggio al fuhrer dei Sex Pistols suona oltraggioso ben oltre i limiti oltrepassati in vita dal giovane Punk: il testo di “Sid” ne esalta i lati più eccentrici e trasgressivi ma non come esempio da seguire e questo è di certo un messaggio maturo e responsabile visto che migliaia di adolescenti frustrati ancora oggi prendono esempio da queste icone maledette. Però sono estremamente convinto, che se il buon Simon Ritchie fosse tra noi, ascoltando quest’album, ci avrebbe spruzzato del “vomito amaro”. Ma lasciamo da parte Sid ed entriamo nel vivo di un album che di testi taglienti non lascia alcuna traccia. “Lame Di Luce” ci catapulta verso le sonorità classiche del Rock made in Italy, ed è quasi un biglietto da visita per l’ormai andato Festivalbar. L’elettronica eterea, reminiscenza dei Subsonica e stacchetti di puro Hard Rock (con la buona prova del chitarrista Lorenzo Meuti), non salva il loro sterile e superficiale tentativo di analizzare un tema complesso come “La Follia”.

    Quinta traccia (“Per un giorno in più”), primi secondi, sembra Post Punk di matrice inglese, mi rendo conto che sono dei musicisti con esperienza, ma allora perché confezionano un lavoro così banale quando le intenzioni dichiarano altro? Il video su YouTube svela l’arcano: anche i Seta sono intrappolati nell’odiosa estetica hipster: apparentemente insofferenti, annoiati e disinteressati alla materialità della vita, nascondono la loro vera natura attenta alle esigenze commerciali e finiscono per sembrare la caricatura di ciò che avrebbero voluto essere. Inevitabilmente la mia tolleranza arriva al limite ma ho imparato a gestire le emozioni e dopo un bel respiro mi distacco dai miei sentimenti e con tanta buona volontà continuo il mio ascolto professionale. “Romanza” preferisco evitarla, “Istante” ed “Indifferente” si muovono tra un Rock alla Negrita e trascurabili sferzate di synth. “Clock” quasi mi stupisce musicalmente: ritmica potente, tastiere New Wave e la chitarra che fa da padrona rendono l’ascolto piacevole; “Alibi” è condita da un timbro vocale che richiama un Renga più ricercato; l’ultimo pezzo è quasi totalmente sintetico, (non a caso “Syntesi”) composto di House, tribalismi, cori angelici spezzati da un intermezzo silenzioso, è il brano più movimentato e “alternativo” dell’album ma che appare già datato. Insomma, in Interferenze non c’è ricerca, non c’è sperimentazione, non c’è spessore né profondità, tutto è stereotipato dalle solite sonorità nostrane, alle tematiche affrontate nei testi più vicine a Maria de Filippi che al vero Rock.

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