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RORY ROLLINS

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SUPERBIA
Overcoming the pain

(2 recensioni dei clienti)

5.00

CD NEW AND SEALED

A thunder tearing the sky! This is what SUPERBIA have put into music. A constant ordered aggression guided by evil throaty vocals which will lead you into an abyss of dark and cyber emotions, mixing Swedish Death Metal and Metalcore to the Progressive feelings of band such Atheist and Cynic. Be part of the ordered chaos unleashed by SUPERBIA

 

Descrizione

Progressive Death Metal from Italy

Tracklist:

Black Sun
One Last Time
Embracing The Evil
Lost Life
Silenzio & Vuoto
Before Dying
Panta Rei
Alpha & Omega
Paranoid Insomnia

 

Label: My Kingom Music

Format: CD Jewel box

Band Facebook: https://www.facebook.com/SuperbiA-39913959597/

Band Website: Unknown

2 recensioni per SUPERBIA
Overcoming the pain

  1. From Metallized: I lettori più attenti forse ricorderanno i Superbia, formazione sicula che qualche tempo addietro – nel 2007 per l’esattezza – si era dimostrata tanto interessante tanto da meritare il gradimento del sottoscritto, e non solo, per mezzo di un omonimo EP autoprodotto di primissimo ordine. Incassati gli apprezzamenti, piuttosto che dormire sugli allori, i nostri si sono subito rimboccati le maniche dedicando anima e corpo alla realizzazione del primo full-lenght. Ci sono voluti tre anni e non pochi sacrifici ma alla fine Overcoming The Pain vede finalmente la luce sotto l’egida dell’attenta My Kingdom Music, sempre più abile nell’accaparrarsi valide realtà dell’underground italico. Difatti la label ha ripagato gli sforzi della band inserendola nel proprio roster solo al compimento della registrazione del disco, evidentemente attirata dalla qualità dello stesso.

    Il neonato, è bene sottolinearlo sin dal principio, ripaga sufficientemente le aspettative, avvalorando quanto di buono già speso nei riguardi del combo. Ragion per cui davvero poche le novità rispetto al precedente demo. Da segnalare, in tal senso, solo la dipartita del bassista Fullmoon, sostituito niente meno che dall’ottimo e navigato Dino Fiorenza, considerato – a ragion veduta – uno dei migliori bassisti isolani (il suo curriculum parla da solo, e annovera referenze del calibro di Steve Vai, Yngwie Malmsteen, Paul Gilbert, Slash, Jennifer Batten, Prashant Aswani, Zack Wilde, Billy Sheehan, Andy Timmons, etc.). Completano quindi la combriccola il blocco storico costituito dal singer Gemini, il chitarrista Tony Randy e il drumer Antonio Amodeo, nonché la seconda ascia Tommy Careri, già all’opera nella precedente autoproduzione.

    Lo stile, come anticipato, è pressappoco lo stesso: parliamo di un death metal solido e melodico, di per se e in quanto tale accessibile, nel quale si percepisce in ogni attacco la ferrea volontà della band di sperimentare tanto da ampliare gli orizzonti e superare gli stilemi del genere stesso. Vedono così la luce spunti di matrice thrash-core, riff power, ma soprattutto un approccio alla materia progressivo così da rendere ogni componimento estremamente vario e a tratti imprevedibile. Il perfetto dualismo delle chitarre si infrange in una ritmica polimorfa, pronta tanto nel dettare i tempi quanto nello svelare spiragli dove si inseriscono break armonici e intermezzi acustici. Un’apertura attitudinale che non preclude perfino l’utilizzo di sporadiche liriche femminili, ad opera dell’intonata Antonella Di Maria, egregie nel duettare con la più roca timbrica del carismatico Gemini, il tutto senza scadere in motivetti catchy. Ed è proprio dal singer che, a detta di chi scrive, arriva una delle note positivamente più sorprendenti: difatti se nella previa uscita non aveva convinto in toto, quest’oggi Gemini riesce a smussare gli spigoli, mettendo a referto una prova persuasiva, denotando finalmente una personalità all’altezza della situazione. Inutile a dirsi, perché tutto ciò sia possibile occorre che i nostri siano dotati di molta preparazione e classe, peculiarità appunto che non difettano ai Superbia. In tal senso l’inserimento di Fiorenza diviene cruciale, conferendo all’act quell’elemento aggiunto tale da poter compiere il salto di qualità auspicato sia in termini tecnici che compositivi. Brani come Before Dying, Panta Rei, Alpha & Omega e soprattutto la conclusiva Paranoid Insomnia sono il fulgido esempio dell’apprezzabile grado raggiunto dai Superbia.

    Fermo restando quanto di buono sin qui enunciato, terminato l’ascolto, traspare l’impressione che l’ensemble abbia maggiormente curato la minuzia, la ricerca del particolare, a discapito di una predominante armonia d’insieme. In alcuni frangenti si ha la sensazione di avere nelle orecchie una accozzaglia di valide soluzioni prive di forma, così come pare mancare un filo conduttore che possa legare i singoli episodi tanto da relegare all’album una marcata identità, una fluidità tale da coinvolgere anche l’ascoltatore meno avvezzo a complessità di siffatta natura. Emblematica Silenzio & Vuoto, traccia singolare in parte cantata in italiano, la quale più che un felice esperimento suona come un corpo estraneo.

    Il monicker stesso vorrebbe suggerire che il quintetto in questa prima uscita ufficiale abbia peccato di presunzione, solleticata da un’eccessiva fiducia nei propri (considerevoli) mezzi; mi pare del tutto ingrata come sentenza. Piuttosto direi che i Superbia pagano in minima parte lo scoglio dell’inesperienza, il dazio delle matricole, pur comprovando, come ampiamente dibattuto, prerogative appaganti che oltretutto lasciano ampi margini di miglioramento per il futuro. Per il resto nulla da appuntare: lasciamo che sia il tempo a proferire il resto poiché Overcoming The Pain ha già detto molto, e bene.

  2. From Metalitalia: Diciamoci la verità: se ci trovassimo in un negozio di dischi a spulciare le nuove uscite discografiche non rimarremmo sicuramente colpiti dall’aspetto grafico della prima fatica dei siculi Superbia. Fortunatamente, come spesso accade per il mercato discografico, i contenuti dell’album sono inversamente proporzionali alla bellezza della copertina: il death metal della formazione mescola in maniera personale elementi riconducibili al techno death con altri più vicini alla scena death melodica. Preparatevi ad essere travolti da una marea di riff e cambi di tempo: inoltrandosi nell’ascolto di “Overcoming the Pain” si rimane stupiti dalla quantità di influenze racchiuse nel suono dell’ensemble catanese e dall’ottima perizia tecnica di ogni strumentista coinvolto nel progetto. Assolutamente necessaria una buona dose di tempo e pazienza per assorbire la grande quantità di particolari che emergono durante l’ascolto del lavoro: non comune, per una band agli esordi, l’abilità nel saper infondere ai brani una buona personalità, tanto da renderli distinguibili l’uno dall’altro anche dopo pochi ascolti. Tracce come “One Last Time”, “Silenzio & Vuoto”, “Panta Rei” e la conclusiva “Paranoid Insomnia” la dicono lunga sulla bravura compositiva della formazione, abile nell’affiancare strutture complesse a melodie e chorus di facile presa: il resto delle composizioni scorre senza intoppi attestandosi su livelli più che dignitosi, anche se non si può non notare una certa differenza qualitativa con le tracce più riuscite. Dal punto di vista strumentale poco o nulla da recriminare ai Superbia: il basso cangiante di Dino Fiorenza, le complesse partiture di chitarra di Antonio Randazzo e Tommaso Careri ed il drumming furioso di A. Amodeo sapranno soddisfare anche i palati più fini riportando alla mente creatività e soluzioni tanto care a band come Atheist e Dark Tranquillity (i sampler di “Paranoid Insomnia” sembrano partoriti da Martin Brandstrom). Lontana dalla perfezione la produzione, eccessivamente secca e priva di impatto: come avrete capito, pur con qualche normale peccato di gioventù – quasi puramente estetico, in questo caso – i Superbia hanno messo sul mercato un lavoro interessante e che li pone giustamente in lista tra le formazioni da tenere d’occhio per il futuro. Senza dubbio una bella sorpresa.

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