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RORY ROLLINS

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SUTUANA
Araba Fenice

(2 recensioni dei clienti)

4.00

CD NEW AND SEALED

Infinite Passion & Desire to Have Fun: these are the main ingredients of the rocky Sutuana recipe, united by an inexhaustible search for musical genuineness … The training, from Mantua, takes its first steps at the beginning of 2006, when four old friends (each with years of musical experiences on their shoulders) decide to join and pay the pure and true rock giving life to a band: the Sutuana. Initially a typically hard rock repertoire ’80 is proposed, also playing songs by the first Bon Jovi & Ozzy Osbourne, also re-recorded in the same year on the occasion of the first demo session “Live in Studio”. After several live acts the Sutuana project decides to take the path of the original composition and in the summer of 2007 “Porco Giochi” (known for the provocative chosen cover) is presented, a promo that is well received even by the well-known Rock Hard magazine as “definitely effective in substance … with an extremely pleasant result “. Thanks to the positive impressions aroused by the aforementioned record and the curiosity expressed by the band’s followers during the over forty concerts in the provinces of Mantua, Brescia, Verona & Modena, Sutuana concentrate on writing new material, and after an exciting work that lasted summer to autumn 2008, in January 2009 they released their 14-trks debut album “PerdutaMente…” totally self-produced in 500 copies and already positively reviewed by the MetalBeta & ItaliaDiMetallo webzines. Now ours await other sincere feedback in order to promote their proposal and quench the insatiable thirst to play live… ROCK On !!!

Descrizione

Rock and Metal from Italy

Tracklist:

  1. ARDENTEMENTE …
  2. SENZA IDENTITà
  3. CRESCERE
  4. DISTANTE
  5. LIBERA
  6. SOGNI
  7. SYSTEM FAILURE
  8. SLEAZE
  9. FUOCO
  10. FOLLIA
  11. TRADITO
  12. MARCIO FUNEBRE

Label: SG Records

Format: CD Jewel Box

Band Website: Unknown

Band Facebok: https://www.facebook.com/sutuanahardrockband

2 recensioni per SUTUANA
Araba Fenice

  1. From Metal.it: Ascolto “Araba fenice”, il nuovo lavoro dei mantovani Sutuana e ho la netta impressione di essermi perso qualcosa d’importante.
    Li avevo lasciati ai tempi del loro demo “Porco giochi” come un gruppo acerbo e anche un po’ inconcludente e li ritrovo oggi nelle vesti di valente act di viscerale hard-rock (in) italiano, convincente, preparato e coinvolgente.
    Tra le due circostanze, il full-length “PerdutaMente …” (ai ragazzi piace giocare con le parole e con le “crasi” …), il quale, sfuggito completamente all’attenzione del sottoscritto (ma non al nostro Maurizio ‘hairwind’ Zanna, il quale, però, non ne è stato, invero, particolarmente “impressionato” …), deve aver costituito evidentemente la “chiave di volta” della band, tanto da convincere la SG Records a pubblicare quel disco (inizialmente licenziato come autoproduzione) e replicare la proficua collaborazione anche per l’oggetto di questa disamina.
    Qualunque cosa sia successa (compresa un’eventuale, benché, ehm, alquanto “improbabile”, sottovalutazione da parte mia …) quello che è certo e che i Sutuana attuali hanno tutti i mezzi per far bene anche in un panorama underground smanioso e costipato come il nostro, trattano le influenze (dai Van Halen ai Black Sabbath, passando per i Bon Jovi e i Timoria) con dovizia e misura e scrivono canzoni sempre piuttosto intriganti, supportate da un cantato in madrelingua dalle interessanti sfumature tra il poetico e l’ironico, non troppo banale nei concetti e in piena sintonia con i suoni generati.
    Le chitarre di Lorenzo Zagni agiscono in maniera sensibile, grintosa e pure sufficientemente fantasiosa, il duo Montanari / Nicoli sostiene con adeguata unità ritmica le strutture armoniche e la voce di Diego Boschini è una bella “sorpresa” avvolta nell’intensità e nell’espressività.
    Gli “ingredienti”, insomma, ci sono tutti e se volete anche il nome di qualche “portata” in cui essi vengono amalgamati al meglio, direi che “Ardentemente …”, “Crescere”, l’animosa “Distante” (bella l’immagine dei “… malinconiCoglioni”, a proposito di sagaci contrazioni fonetiche …) e poi ancora la suggestiva “Libera”, “System failure”, le fosche cromature di “Fuoco” e le inquietudini di “Follia” e “Marcio funebre” (un gradevole “esperimento” doomish, che meriterebbe approfondimenti ulteriori …) possono rappresentare senz’altro i “piatti forti” di un menu che ostenta comunque pochissimi momenti deboli e rare ingenuità tecnico-compositive.
    Che cosa aggiungere a questo punto, se non esternare i doverosi complimenti al gruppo per la sua “crescita” evidente e consigliare ai lettori appassionati del genere un contatto con la sua vibrante proposta musicale? Beh, magari compiacersi per un “mondo sotterraneo” che, nonostante crisi, congiunture, stagflazioni e sfighe (la sala prove dei Sutuana è stata distrutta da un incendio doloso, tanto per dirne una …), con la forza dell’entusiasmo, della determinazione e della passione, sa ancora “sognare” e (tentare di) emergere con sorprendente energia … proprio come la mitica creatura evocata nel titolo di questo godibile dischetto.

  2. From Metallized: A volte le disgrazie ci rendono vulnerabili, poco disposti a credere ancora nei sogni, alle illusioni. A volte sono la classica goccia che fa traboccare il vaso e mettono fine a storie e progetti. I dubbi a volte diventano pressanti di fronte ad eventi imprevedibili e catastrofici, spingendoci a cambiare strada. Altre volte, invece, le avversità ti fanno riconsiderare ciò che sei e quello che conta davvero per te e questa consapevolezza ti dona una forza ed una convinzione che prima non avevi. Questo è, superficialmente, quello che è successo ai Sutuana, band esistente dal 2006 ed oggi giunta al secondo album, dopo il debut PerdutaMente del gennaio 2009. La disgrazia in questione è l’incendio che ha completamente distrutto la sala prove del gruppo. Un evento drammatico al quale la band ha reagito decidendo di credere ancora nel proprio sogno, trovando ispirazione proprio da questa avversità ed arrivando così alla pubblicazione del presente Araba Fenice. Il riferimento al mitologico uccello che rinasce dal fuoco delle proprie ceneri è, in questo caso, quanto mai chiaro e significativo.

    L’album si compone di dodici tracce originali, genericamente ascrivibili al genere hard rock. In realtà, la band inserisce numerose influenze all’interno delle proprie composizioni, che richiamano sia l’heavy metal che soluzioni più “moderne” e vicine a band alternative rock quali, ad esempio, i Muse e gli italiani Timoria. Purtroppo, non sempre l’intenzione della band riesce a condurre a composizioni equilibrate e di buon livello. La tracklist risulta così fin troppo variegata e, quel che è peggio, di ispirazione decisamente diseguale, in particolare nella prima parte del CD. Il gruppo riesce a dimostrare, nel tessuto dell’album, una buona padronanza tecnica in tutti i suoi elementi, con un ottimo lavoro di chitarra, specialmente negli assoli, ed una sezione ritmica presente e variegata che, come prima accennato, non si limita ai cliché del genere ma arriva ad esplorare anche soluzioni tipiche dell’alternative rock. Quel che manca a questa Araba Fenice è la coerenza interna: troppe sfaccettature si susseguono nei brani senza renderli compiuti ed interessanti. Spesso manca lo spunto vincente, quello che trasforma una sequenza di riff in un brano compiuto e la sincerità che traspare da ogni parola non basta a colmare certe mancanze. La bella voce di Diego Boschini, capace di raggiungere vette notevoli, manca poi di controllo, risultando in qualche episodio fin troppo sopra le righe, come nel caso dell’opener ArdenteMente (esplicitamente dedicata alla tragica distruzione della sala prova) o in Sogni (brano decisamente debitore delle atmosfere del gruppo di Matthew Bellamy). Canzoni queste che già di per sé non funzionano come dovrebbero e costituiscono il lato meno riuscito di Araba Fenice, compromettendo in maniera decisiva le sorti dell’album. La sensazione è che i brani manchino di un’identità comune e così anche i buoni spunti di Crescere, la fusione tra riff alla Van Halen e furiose ritmiche metal di Distante e Libera, sembrano sempre il prologo di qualcosa che non arriva mai, puntualmente bloccato da quello che segue. Il disco comincia a girare davvero solo da System Failure in poi, quando il gruppo imbocca una linea più dura e quasi oscura, riuscendo finalmente a dimostrare le proprie capacità ed anche una bella personalità, al di là dell’amore per la musica che esprime con convinzione per tutta la durata dell’album. Sotto questo aspetto, la scelta di proporre testi in italiano, come si sa, può essere vincente oppure decisamente frustrante: sappiamo tutti che testi spesso ridicoli finiscono per essere digeribili se cantati in inglese o in un’altra lingua straniera. Quando invece si sceglie la propria lingua madre, occorre fare uno sforzo in più e nel caso dei Sutuana, purtroppo, non siamo nel campo dell’eccellenza, anche se è lodevole il percorso lirico che si snoda lungo l’album, il quale segue la maturazione degli eventi occorsi alla band (molto significativo, in questo senso, il testo di Crescere). Altro punto a sfavore è la produzione: il suono è chiaro e nitido, gli strumenti tutti perfettamente udibili, ma la sensazione che il livello sia quello di un buon demo non si supera mai e questo non gioca a favore di un album che sconta diverse ingenuità. Le cose cambiano nella seconda parte, che offre brani di livello omogeneo, ben strutturati e composti. Un miglioramento deciso che, senza raggiungere mai vette assolute, mostra una linea evolutiva ed un margine di miglioramento notevole, che accresce il rammarico per un risultato complessivo che, seppur di poco, non raggiunge la sufficienza. Ben altro dovrebbe essere messo in campo da un gruppo di questa esperienza per raggiungere un traguardo che, è giusto ribadirlo, appare comunque più che alla sua portata.

    Le esperienze negative possono mettere fine a storie troppo danneggiate e doloranti, o a convinzioni non radicate. Non è questo il caso dei Sutuana, band capace di rinascere e trovare la determinazione per affermare con forza la propria esistenza. Da tanta giusta rabbia nasce Araba Fenice, un album purtroppo non riuscito: troppo disomogeneo, troppo diseguale, ancora carico di ingenuità che dovrebbero essere superate alla seconda prova ed ancora, di conseguenza, privo di una linea chiara e definita che scandisca con forza la personalità della band. Per avere una conferma di ciò basta mettere a confronto la prima traccia ArdenteMente con le ultime quattro, che sembrano tratte da Viaggio Senza Vento o da 2020:Speedball, compianti album dei bresciani Timoria: troverete due band diverse, quasi irriducibili l’una all’altra, distanti per ispirazione e qualità di scrittura. Un vero peccato: spiace non premiare tanta costanza e sincerità, in un gruppo dotato di buone capacità tecniche e di chiaro talento, ma se un album non riesce ad essere all’altezza dei sogni di chi lo compone, è giusto dire le cose come stanno e darsi appuntamento alla prossima occasione.

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